” Il mio caso non è chiuso”
una rilettura critica del pensiero teologico di Jacques Dupuis
Dal dopoguerra ad oggi, con l’avvento della globalizzazione e le grandi migrazioni il tessuto della nostra società è in continuo cambiamento. Se dapprima essa si identificava con una sola cultura e tradizione religiosa, quella cristiana, ora si presenta sempre più multiculturale e multireligiosa.
A fronte di questo la Chiesa si trova a dover entrare in dialogo con identità religiose differenti che esigono uguale riconoscimento in tema di “verità e dignità”. Si pone, così, forte la questione del rapporto con le minoranze che vivono nel contesto sociale, le une vicino alle altre.
Se un tempo la propria appartenenza religiosa non veniva posta in discussione, oggi il fedele guardando alle varie realtà si pone delle domande in riferimento ai contenuti della fede in rapporto con le altre.
Il cristianesimo riconosce in Gesù Cristo l’unico mediatore di salvezza: allora come si giustifica la salvezza per chi non appartiene alla fede cristiana e per quelli che non sono mai venuti a conoscenza del messaggio evangelico?
Ancora oggi la teologia si interroga sul valore salvifico delle religioni in rapporto all’evento Gesù Cristo. Nonostante la Chiesa abbia professato per secoli la propria assolutezza di verità, questo atteggiamento negli ultimi anni si è ammorbidito grazie anche all’avvento del concilio Vaticano II, il quale ha espresso un giudizio positivo sulle religioni non cristiane, invitando a stabilire una rete di dialogo e collaborazione per costruire ponti e non muri con le altre fedi. Per arrivare a un dialogo proficuo però devono venir messe tra parentesi quelle pretese di assolutezza caratteristiche di tutte le religioni; infatti, come costruire un dialogo aperto e sincero se non si è disposti a riconoscere il valore salvifico delle altre fedi?
Alla luce di questo la teologia ha sviluppato tre modelli di rapporto tra il cristianesimo e le altre religioni, passando da un paradigma esclusivista, a quello cristocentrico inclusivo, a quello pluralista. Tra tutti i teologi che hanno preso parte al dibattito, spetta grande attenzione il pensiero del teologo Jacques Dupuis.
Partendo dall’analisi di un suo saggio: Il cristianesimo e le religioni. Dallo scontro all’incontro, questa ricerca ha come fine quello di presentare lo stato attuale della teologia delle religioni. Egli parla di una complementarità reciproca, se pur asimmetrica, tra le religioni e il cristianesimo, nella prospettiva di un pluralismo religioso non di fatto, ma di principio.
Secondo l’autore la teoria delle religioni deve essere ripensata e deve essere affrontata alla luce dei dati della tradizione e rivelazione, assumendola nella sua interezza senza isolare alcuni versi, come la Chiesa ha fatto in passato .
