La morte e il “cristiano anonimo” in alcuni scritti di Karl Rahner
Fino all’inizio degli anni sessanta del secolo scorso la morte faceva parte di un quotidiano in cui le persone morivano in casa per cause “naturali”, venivano accompagnate ritualmente al cimitero e il loro ricordo restava vivo tra i familiari e tra la spesso numerosa cerchia di amici e conoscenti. Riti e ricordi lenivano il dolore […]
Fino all’inizio degli anni sessanta del secolo scorso la morte faceva parte di un quotidiano in cui le persone morivano in casa per cause “naturali”, venivano accompagnate ritualmente al cimitero e il loro ricordo restava vivo tra i familiari e tra la spesso numerosa cerchia di amici e conoscenti. Riti e ricordi lenivano il dolore del lutto e rendevano l’evento, per quanto drammatico, parte della vita, sua logica conclusione terrena, passaggio necessario, quindi naturale, per l’aldilà. Tradizioni antiche, tuttora vive in contesti rurali soprattutto al Sud Italia, di solidarietà, generatrice di sicurezza, anche economica, e di appartenenza comunitaria; in tali situazioni la rivelazione cristiana dell’immortalità dell’anima, acriticamente accettata, si è inserita avvalorandole.
