«Perchè avete paura? Non avete ancora fede?» (Mc 4,40).
Il timore come risorsa spirituale
Il presente elaborato cercherà di sviluppare, offrendo qualche pista di lettura, il complesso ed articolato tema della paura: l’idea è sorta vivendo in prima persona questo stato in un particolare periodo della mia vita per cui, la riflessione teologico-spirituale sarà accompagnata da una forte componente biografica che farà da sfondo antropologico alla riflessione.
La paura è un’emozione primaria, ma se non la si sa accogliere e collocare correttamente rischia di diventare una briglia che ancora nella situazione in cui si vive, un peso che blocca o impedisce di leggere la realtà nella sua complessità.
La vita chiede necessariamente dei momenti passaggio per “diventare adulti”: è l’istanza che i genitori pongono ai loro figli, che i nonni spronano i nipoti a compiere, che gli insegnanti pongono come obiettivo formativo per la scuola. È di fatto un salto nel vuoto, un passo in avanti con il rischio però di cadere o vacillare. Ce la farò? Cosa otterrò? E se sbaglio? Sono le domande del soggetto che progredisce nella sua maturità. Ce la farà? Dove andrà? Cosa otterrà? Sono gli interrogativi che l’osservatore esterno si pone con fiducia e/o angoscia. Talvolta, anche quando si crede di essere arrivati a una maturità, si capisce che la situazione rimane instabile e chiede di compire altri passi, che la metanon è un punto fermo, ma un continuo itinerario. Queste domande non sono estranee alla riflessione teologico-spirituale ed antropologica: la fede deve e può abitare questi stati. Si cercherà quindi di interfacciarsi con alcuni suoi connotati, con alcuni testi sacri, con alcune esperienze di vita vissuta
Nel presente lavoro, la paura viene analizzata, nel primo capitolo, dal punto di vista antropologico esistenziale: essa è un dato originario dell’uomo. Si cercherà di cogliere come ad essa si rapporta l’essere umano contemporaneo, che ha perduto alcuni punti di riferimento che, nella società tradizionale si davano per scontati; per esempio la religione tradizionale è venuta meno e, con l’avvento della secolarizzazione e con la modernità, l’uomo è stato ed è chiamato a vivere in quella che Bauman chiama “società liquida”, apparentemente senza speranza.
La paura inoltre, fa sperimentare il limite e dunque la fede viene scossa, interrogata; emblematica a riguardo è la figura di Giobbe che si cercherà di delineare dando attenzione alle sue paure, alle domande che si pone e che pone a Dio.
Il secondo capitolo analizzerà la paura come emerge in alcune pericopi scelte della Bibbia, dell’Antico e Nuovo Testamento, soffermandosi anche su come Gesù ha affrontato la paura, come può essere modello per gli uomini: coraggioso e fiducioso in Dio Padre egli accoglie la morte, non con un atteggiamento irresponsabile, ma con amore verso Dio e gli uomini, consapevole che la sua morte è linfa di salvezza del mondo.
L’amore appunto verrà messo in risalto, quel legame-relazione presente tra Dio e Gesù e del quale i credenti, nella fede, possono partecipare. La paura non è evitata, ma essa rende consapevoli della propria finitezza e porta ad avere cura e fiducia in se stessi e negli altri.
Ecco allora che non si parla più di paura, ma di timore di Dio:il terrore costringe a stare in condizione non adeguata e impedisce di rimuovere gli ostacoli che rendono inautentica la propria vita. Allora è però lecito chiedersi: come la paura si trasforma in timore? Quale contributo può dare la spiritualità all’uomo imbrigliato in situazioni che non gli corrispondono? Quale fede può soccorrerlo?
Il timore di Dio è ampiamente descritto nella Bibbia: Proverbi sottolinea come questo atteggiamento sia importante per vivere un rapporto autentico e consapevole con Dio. Giobbe ci accompagna anche qui con la sua storia, mettendo in risalto un atteggiamento di rispetto reverenziale e di amore nei confronti di Dio, non trascurando però sentimenti di terrore e rabbia soprattutto nei momenti di silenzio di Dio di fronte alle sue domande.
Il timore di Dio è dimensione della fede e, grazie alla figura di Abramo, viene ad essere esempio dell’imparare a credere per ogni credente. Siamo chiamanti a metterci in cammino, ad attraversare le paure che ci abitano e trasformale in «timore Dio», mantenendo una relazione con il Creatore, confidando in Lui, senza escludere l’intelletto e la razionalità. Non aderendo con fede cieca ma consapevoli della Provvidenza di Dio.
Il timore dunque, dono dello Spirito, può essere risorsa per la vita del credente quando esso coincide con l’abbandono fiducioso al Signore e sorpassa quanto della realtà si può controllare.
Come si diceva, il tema di questo elaborato, nasce da un’esperienza biografica forte. Per questo motivo pareva opportuno terminare il percorso con un rifermento concreto ad una biografia rilevante per il pensiero cristiano e umano. A questo punto, in ultimo, lo spazio viene dato ad una figura contemporanea: Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco, che si trova a vivere e combattere contro il regime totalitario di Hitler. Nei suoi scritti emerge una testimonianza di vita cristiana di alto profilo che permetterà di trarre alcune conclusioni e di rapportare quanto emerso nel percorso con un’esperienza concreta come quella del terrore di un uomo di fronte al male.
