Ildegarda di Bingen: dimensione femminile, mistica e scientifica.
Attualità della sua figura e del suo messaggio
ildegard von Bingen, pur provenendo da un lontano destino storico , riesce a raggiungerci con una luce sempre più luminosa. La sua prodigiosa fama si mantiene viva fino ai nostri giorni, quasi a sigillare un appuntamento epocale tra il suo tempo e il nostro tempo, dove siamo in grado di distinguere e rimanere affascinati ancora oggi dal suo messaggio, per la sua attualità, che crea attorno a lei un alone indelebile, restituendoci la sua immagine come figura senza epoca. Ci pare di introdurre, attraverso questa sintesi, il lessico più appropriato per la figura di questa benedettina tratteggiare tedesca che è stata una delle personalità più poliedriche e complesse del Medioevo, e che sotto un triplice profilo andremo ad analizzare. Nell’avvicinare questa figura, da una parte così complessa, e allo stesso tempo meravigliosa, rischiamo di trovarci di fronte a parecchie difficoltà, perché davanti ad una prima visione assolutamente riduttiva della “suorina” tutto-fare, della brava cuoca, in realtà ci accorgiamo subito che questa monaca ha un ricco bagaglio personale, spirituale e culturale di raro spessore. Ha avuto la ventura e la fortuna di imbattersi in tutto lo scibile umano della sua epoca, incidendo e rinnovandolo profondamente, attraverso le sue osservazioni e studi, operando l’evoluzione delle conoscenze scientifiche, tanto che a tutt’oggi i suoi studi sulle piante medicali e soprattutto i suoi principi curativi sono oggetto di interesse scientifico, studi su cui ella aveva sapientemente ricavato conoscenze attraverso le sue sperimentazioni e analisi. Questa donna veramente autentica, questa vate e profetessa del Reno, è una figura che ha saputo sviluppare svariate dimensioni della femminilità: sebbene radicata nell’umano è proiettata e aperta verso il divino, gioiosa, sapiente, materica. Intrattenne importanti e determinanti rapporti epistolari con eminenti personalità civili, politiche ed ecclesiastiche dei suoi tempi, in particolare papi e imperatori, sempre pronta e aperta alle relazioni di amicizia ma anche a quelle di governo. Non trascurò neppure di intessere rapporti amicali con un gran numero di persone di rango inferiore. La sua figura è così intensa, densa, piena di sfaccettature, ma nello stesso tempo assolutamente integra e cristallina. Visionaria, artista, poetessa, psicologa, filosofa, botanica, compositrice, naturalista, teologa e anche guaritrice, possedeva una enorme conoscenza medico-scientifica, tanto da rivestire nel campo della storia della medicina un ruolo di grande prestigio, occupandosi particolarmente di quel settore che proprio oggi usiamo indicare con la locuzione di “medicina olistica”. Questa donna ci sorprende, perché benché vissuta nel XII secolo, oggi ha assunto una fama che ce la rende attuale in una maniera così decisa e penetrante. Se percorriamo la sua vita abbiamo la dimostrazione di come, di fronte a figure di tal genere, il genio che in lei si manifestò, ci porta ad affermare che Santa Ildegarda non può essere ridotta a una sola precisa collocazione temporale. Abbiamo infatti la precisa percezione, che ripercorrendo le tappe della sua intensa esistenza, dobbiamo collocarla in una dimensione spirituale autentica e straordinaria, cosa che l’ha resa, tanto per dare una idea, una persona più completa, più universale, senza limiti temporali e di spazio. Questa è Santa Ildegarda di Bingen! Questa monaca si presenta a noi con le sue estasi, con le sue passioni umane, con le sue visioni fin dalla prima infanzia, una donna completa che ha accolto la missione profetica che Dio le affidava nel suo tempo storico. In ordine di tempo, prima Giovanni Paolo II e, poi, Papa Benedetto XVI hanno avuto il pregio e il merito di aver riscoperto questa figura di donna di così grande levatura, la cui memoria era stata annacquata nei secoli. Grazie a questi due pontefici, Ildegarda, pur provenendo dal Basso Medioevo è stata proiettata verso di noi assumendo, la figura di una grande Santa, a di una grande attualità! Nel 1979, in occasione degli 800 anni della sua morte, Papa Giovanni Paolo II ha riaperto la causa di canonizzazione, iniziata quasi dopo cinquant’anni dalla sua morte. I prelati di Magonza venivano, incaricati nel 1227 dal papa di esaminare la vita e le opere della monaca e fornire i documenti utili per promuovere il processo di canonizzazione. Nel 1233 i documenti partono per Roma, ma in quegli anni, il Pontefice e la curia si trasferiscono ad Avignone e tutto il prezioso materiale, che doveva essere utilizzato allo scopo, rimane privo di seguito.
Giungiamo ai tempi nostri, e precisamente alla Lettera Apostolica datata 8 settembre 1979, nella quale il Sommo Pontefice indirizza a chi ha scelto la vocazione religiosa proprio le parole di Santa Ildegarda: «Guardate e camminate sulla retta via», e aggiunge: «I Cristiani si sentiranno incoraggiati a tradurre nella pratica della vita l’annuncio evangelico in questa nostra epoca. Inoltre questa maestra, ripiena di Dio, indica chiaramente che il mondo può essere retto ed amministrato con giustizia solo se si considera creatura del Padre amoroso e provvido che è nei Cieli». Ildegarda di Bingen è stata innalzata definitivamente all’onore degli altari di recente, e precisamente nel 2012, grazie a Papa Benedetto XVI e nello stesso anno, il 7 ottobre, veniva anche nominata Dottore della Chiesa. La sua festa nel calendario ricorre il 17 settembre, giorno della sua morte. Il 25 gennaio 2021 papa Francesco “considerando i recenti riconoscimenti del titolo di dottore della Chiesa a particolari figure di santi d’Occidente e di Oriente … “ha decretato di iscrivere nel Calendario Romano Generale la memoria facoltativa di Ildegarda per tutta la Chiesa , fissandola ovviamente nella stessa data del 17 settembre. Ma Ildegarda è una figura talmente fine e completa per la sua epoca, che precorre i tempi: anticipa Leonardo da Vinci di quattro secoli, precede Dante, prepara Pasteur. Forse per questa ragione, la non facile lettura di una figura tanto elevata per la grandezza della sua spiritualità, del suo genio, la sua stessa complessità e maestosità è stata a lungo dimenticata per essere recuperata solo ai nostri tempi. Infatti, senza tema di essere smentiti, è facile affermare che Ildegarda risulta essere troppo geniale per poter essere appieno compresa nel suo tempo, ma, come la sua stessa vicenda ha dimostrato, sono appunto trascorsi secoli perché una tale donna possa di nuovo salire agli altari dell’interesse generale e soprattutto essere studiata e valutata come merita! Oggi, che la sua opera è ritornata alla luce, ci accorgiamo quanto questa donna sia moderna e quanto la sua mente abbia spaziato in vari campi, dalla teologia all’arte, dalla musica alla medicina, senza che questo ne limitasse la smisurata capacità di cimentarsi in ogni disciplina in modo pieno e completo! La luce che ci viene da questa straordinaria figura è nel nostro oggi sempre più radiosa e sembra voler scandire un appuntamento epocale che, per una straordinaria coincidenza, avvicina la sua epoca alla nostra attuale stagione di vita, quasi che la sua figura si collochi a una giusta distanza che ci consente di poter cogliere il suo messaggio appieno, in modo distinto e chiaro anche nella nostra epoca. A noi abitanti del XXI secolo, la profetessa del Reno si palesa come «donna autentica che ha sviluppato le molteplici dimensioni della femminilità: materica e gioiosa, sapiente e visionaria, radicata nell’umano ma aperta al divino, pronota alla danza e alle relazioni di amicizia e di governo. E’ figura sfacettata, intensa, integra « .Ebbe una vita intensa: fondatrice di conventi, intrattenne vari rapporti anche epistolari con persone di rango, importanti personalità civili ed ecclesiastiche dell’epoca, ma anche con persone di rango inferiore. La sua attività si allarga ai viaggi, che intraprende con frequenza, allo scopo di aiutare monasteri in difficoltà, si spende anche come consigliera spirituale, predicatrice itinerante e esorcista. La mole delle sue svariate attività non si esauriscono solo in questo: per una donna del suo tempo impressiona la quantità di scritti che ha prodotto e soprattutto il loro contenuto, che comprende teologia, musica, storia naturale, medicina, cosmologia, poesia, scritti che, per mole e ricchezza dei contenuti, superano di gran lunga la maggior parte degli uomini della sua epoca. Questa figura intensa e integra, con le estasi e le sue passioni umane e divine, ci racconta di come ha accolto fin dall’infanzia la missione profetica affidatale da Dio nel suo tempo storico. La sua epoca era così conflittuale, che il suo pensiero e la sua spiritualità riesce a gettare un ponte di congiunzione sul nostro tempo. La radiosa luminosità che irradia la figura di Hildegard di Bingen ci invia un messaggio, che arriva fino ai giorni nostri, nel nostro mondo, non meno complesso e attraversato dalla contraddittorietà, in cui la celebrazione della portata pratica della scienza non ha saputo colmare e soprattutto risolvere i tanti problemi che affliggono il nostro pianeta, ponendo una interrogazione sempre aperta su quello che è il futuro dell’umanità. Ildegarda ci comunica con lucidità il compito affidato a lei: portar a conoscenza degli uomini le sue visioni, che non hanno nulla di onirico o di notturno, ma la raggiungono in pieno giorno e lei le traduce in un impasto di scene e parole tra loro concatenate. Riferisce a noi quanto le appare alla mente e agli occhi, alla stessa stregua del profeta apocalittico giovanneo: scrivi quello che senti ma anche scrivi quello che vedi (Ap 1,12: vedere la voce!). E’ dotata di una singolare chiave di lettura del mondo di Dio, dell’universo e del rapporto tra Dio e l’umanità. Si apre ad una relazione ed é in un cammino tra il Dio Altissimo e l’uomo; Dio attento alla libertà dell’Uomo, al quale si dona con tutto se stesso rispettandone l’eventuale rifiuto. Dio attende solo che la creatura umana compia il suo cammino verso di lui con amore e con quel giusto rapportarsi con le persone che incontra nel suo cammino. Il nostro tempo ci consente di cogliere e apprezzare la ricchezza della personalità della Santa, che si muove tra piante e fiori con la stessa agilità che ha usato con le potenze angeliche e le virtù che le sorreggono. Ildegarda è così anche nelle relazioni con le persone siano esse le più semplici, siano i potenti della terra del mondo civile, come pure della Chiesa. Ildegarda si è ritagliata un ruolo di primissimo piano nella politica del suo tempo: ispiratrice di grandi uomini, l’agiografa Regine Pernoud la definisce, nella biografia a lei dedicata, come «la coscienza del suo secolo». Infatti non esita redarguire papi o imperatori, e la sua fama è tale che si adopera con successo a risolvere lo scisma provocato da Federico Barbarossa. Questi, grato dei consigli, porrà i monasteri da lei fondati sotto la sua protezione. Ha scambi epistolari con Papa Eugenio III e i suoi successori: Anastasio IV, Adriano IV e Alessandro III. Sarà consigliera anche del conte Filippo d’Alsazia, personaggio di rilievo a quell’epoca. Fustiga le depravazioni dei costumi dei chierici e che fosse una donna a farlo, nessuno trovò da ridire. Quello che Ildegarda ha realizzato nella politica europea solo una donna poteva realizzarlo all’epoca, come in seguito seppero realizzare solo una Caterina da Siena o una Giovanna d’Arco. Non esita nemmeno a rivendicare l’autonomia di un gruppo di donne per separare il suo convento da quello maschile, privando i monaci dei benefici delle nobildonne che conferivano ai monaci ricche doti quando queste venivano presso di loro a consacrarsi! In questo modo crea l’autonomia economica della sua fondazione femminile, allo stesso tempo atto di liberazione ed esempio per tutte le donne della sua epoca, fondando il ruolo unico della donna sulle Sacre Scritture : «E’ perché Dio fu generato da una donna che la donna è la creatura benedetta fra tutte», afferma nello Scivias sfoderando un’alta considerazione sulla sua femminilità. Addirittura all’età di 60 anni, età che non è comparabile a un sessantenne d’oggi, esprime appieno tutta la sua vitalità, intraprendendo viaggi, anche lunghi, ma é ardentemente spinta dallo Spirito, e si trova ad intraprendere questa sua uscita dalle mure claustrali per assecondare le pressanti richieste provenienti da prelati e dai monasteri in difficoltà, che la portano addirittura a cimentarsi nel predicare. Questa circostanza é sì, straordinaria, se immaginiamo l’ambiente per una donna in quell’epoca: in mezzo al pubblico opera e percorre in lungo e largo attraverso tutta la Germania, da Bamberg fino a Metz, sulla Mosella e fino a Liegi. Viaggi che certamente erano considerati disagiati per le condizioni che i viaggiatori si trovavano ad affrontare all’epoca, costretti a muoversi con imbarcazioni o a cavallo, anche sotto le intemperie, e considerata soprattutto l’età della monaca. Per inciso, va ricordato che nel Medioevo la vita media era di appena quarantacinque anni e la morte era una presenza costante. Ma nonostante questo, la monaca ovunque faceva sentire la sua voce e ovunque le sue prediche riscuotevano un grande successo, richiamando, tra l’altro, assembramenti copiosi . Il fascino di Santa Ildegarda risiede anche nel fatto che come autrice di libri è unica nel genere femminile. Nel suo tempo, il XII secolo, le donne sono state responsabili di una modestissima parte dell’intera produzione; ma lei riuscì ad imporsi con incisività e autorevolezza, a differenza di altre donne scrittrici. Strabiliante è la sua conoscenze della medicina! A lei vengono attribuite diverse opere di carattere medico e soprattutto sfodera una particolare attenzione sulla qualità dell’alimentazione e sulle proprietà dei cibi, al fine di prevenire molte malattie, tra cui l’obesità. La sua ricerca era orientata alla cura integrale del corpo: il cibo non veniva visto solo per sedare la fame o come oggetto di piacere, «ma come qualcosa che contribuisce allo sviluppo di tutto l’essere». Ildegarda attraverso quella luce divina, luce che ha illuminato la sua vita, e ha fortemente inciso sulla sua fede profonda, ha orientato la sua missione fortemente visionaria e profetica trasmettendoci della Santa un’immagine di una attualità impressionante. È stata veramente «un difensore, un portavoce e uno strumento dell’Eterno al servizio dell’umanità», come amava definirsi. Questa monaca benedettina ha avuto bene presente in tutta la sua esistenza il motto «ora e labora», che scandisce il ritmo proprio della vita benedettina, quotidianamente spesa tra preghiera lavoro e riposo. Ma soprattutto il suo stile di vita si riassume in una seconda frase quel «nulla anteporre all’amore di Cristo», che ci dà le chiavi di lettura di tutto il vivere della comunità benedettina. In un secolo il cui clima era caratterizzato dalle lotte tra Stati, scismi, la corruzione dei costumi, particolarmente entro il clero, dove emergeva il pessimismo e un’attesa apocalittica della fine dei tempi, Ildegarda, con la saldezza della sua direzione spirituale, apre i cuori ad una fiducia e a una speranza che fanno ricordare quelle di Santa Teresa del Gesù Bambino e del Volto Santo. Questi inviti alla fiducia nella vita spirituale sono vivi e caratterizzano i suoi vari scritti, come di seguito illustreremo, e che ci impressionano per la loro attualità.
