I bambini interrogano l’esistenza. La Didattica Ermeneutica Esistenziale (DEE) nell’IRC
La metodologia proposta in questa tesi si basa sul modello Ermeneutico Esistenziale, come sviluppato da Trenti. Si tratta di una struttura pedagogica metodologica flessibile e adattabile a tutti i livelli scolastici. Il lavoro che ho progettato cerca di adattarlo applicandolo nel contesto della scuola dell’obbligo, con particolare riferimento all’età dell’infanzia e della preadolescenza, lungo l’intero […]
La metodologia proposta in questa tesi si basa sul modello Ermeneutico Esistenziale, come sviluppato da Trenti. Si tratta di una struttura pedagogica metodologica flessibile e adattabile a tutti i livelli scolastici. Il lavoro che ho progettato cerca di adattarlo applicandolo nel contesto della scuola dell’obbligo, con particolare riferimento all’età dell’infanzia e della preadolescenza, lungo l’intero ciclo della scuola primaria. L’esperienza condotta dimostra come già in questa fascia d’età, gli alunni siano in grado di produrre un pensiero religioso creativo in condivisione con il gruppo classe. Molto interessante a questo proposito sono le tesi della Pholosophy for Children di Matthew Lipman, sviluppata negli Stati Uniti a partire dagli anni Ottanta. Lipman intuisce che tutti, persino i bambini sono in grado di praticare la filosofia come sapere del pensiero riflessivo, critico e dialogico. Nel corso del lavoro, Lipman afferma che la domanda e l’interrogativo sono dimensioni costitutive dell’essere umano: fin dall’infanzia, il bambino si confronta con le domande profonde dell’esistenza, con i problemi della quotidianità e con questioni di senso difficili da collocare. Il filosofare, intesa come atto e forma di vita, e può essere affrontato nella scuola primaria attraverso l’uso di racconti di ispirazione biblica o pedagogiche, che stimolano la ricerca e una riflessione condivisa.
Nella prassi didattica, la lezione si struttura prevalentemente attraverso il dialogo guidato, stimolato da eventi significativi. Si possono utilizzare narrazioni e testi, attinti anche dalla Bibbia. Tutti questi spunti sono degli stimoli per far emergere questioni e interrogativi. A partire da tali stimoli emergono questioni e interrogativi che sollecitano l’argomentazione, il confronto e la ricerca, attraverso il dialogo tra pari e l’analisi delle fonti della tradizione culturale e religiosa. I racconti biblici, in particolare, permettono di individuare situazioni simili alla quotidianità, che rimandano all’esperienza concreta del vissuto del bambino. Questo rimando consente agli alunni di riconoscere analogie con la propria vita, di interrogarsi e cogliere aspetti più profondi. Questa metodologia di approccio di apprendimento è l’impostazione ermeneutica che procede dal testo al contesto, nella quale il significato della narrazione si chiarisce attraverso l’esperienza vissuta. In questo processo ermeneutico si attivano e valorizzano le abilità creative legate alla produzione del pensiero religioso .
Ne consegue che ogni età evolutiva presenta specifiche possibilità di accesso al religioso attraverso le domande esistenziali, che costituiscono terreno comune e trasversale all’interno dell’esperienza umana. Si può dedurre che ogni bambino, in base alle proprie competenze relative all’età, è in grado di elaborare un percorso ermeneutico del sapere religioso, se adeguatamente accompagnato. L’insegnate di IRC, in questo deve aver maturato delle abilità per interpretare il ruolo di mediatore, per creare le condizioni che favoriscano l’emergere delle domande, che conducano a una conoscenza sapienziale, che partecipi alla una crescita integrata del bambino.
