«In quel tempo …»
Discernimenti teologici del presente in dialogo con alcune opere di François Jullien, Christoph Theobald, Tomáš Halík e Giuliano Zanchi
La tesi esplora la grammatica della fede all’interno della complessità del tempo presente, assumendo come cornice teologica il principio di pastoralità del Concilio Vaticano II e la categoria dei “segni dei tempi”. L’indagine parte dal presupposto che la fede non sia un reperto statico, ma un evento che si incarna costantemente nella storia e nella pluralità delle culture.
Il cuore del lavoro consiste in una fase “diagnostica” in cui l’autore mette in dialogo quattro diverse prospettive contemporanee per analizzare le ferite e le potenzialità della fede in Occidente: François Jullien (prospettiva filosofica) che propone la logica della de-coincidenza per liberare l’idea di Dio dalle incrostazioni dogmatiche e ideologiche; Christoph Theobald (prospettiva sistematica) che identifica il cristianesimo come uno “stile” fondato sulla santità ospitale di Gesù, per recuperare una credibilità oggi frammentata; Tomáš Halík (prospettiva antropologica) che riflette sul “pomeriggio del cristianesimo”, valorizzando la complementarietà tra fede e incredulità e il ruolo del dubbio nella ricerca di Dio; Giuliano Zanchi (prospettiva estetica) che indaga lo spirituale nell’arte e la necessità di una trasparenza dei segni religiosi che sappiano ancora interpellare l’umano.
Nella parte finale, l’elaborato si configura come un “laboratorio dei linguaggi”, proponendo di ripensare i percorsi di evangelizzazione attraverso una grammatica dell’essenzialità. L’obiettivo è passare da un modello comunicativo unidirezionale a una dinamica dialogica e narrativa, dove la fede sia vissuta come uno stile di vita improntato alla gratitudine e alla responsabilità, capace di generare processi di comunione autentica nell’ordinarietà del quotidiano. La tesi si conclude con l’invito a una “rinascita dall’alto”, lasciandosi guidare dallo Spirito verso nuovi orizzonti di senso.
