Aequitas canonica e Amoris laetitia
Un istituto antico per ripensare la prassi sacramentaria
Le nuove indicazioni che l’esortazione apostolica Amoris laetitia offre alla riflessione teologica nella questione dell’ammissione ai sacramenti della penitenza e della eucaristia ai fedeli divorziati risposati devono ancora essere concretizzate nella prassi pastorale e nella dottrina canonica sacramentaria. Questa tesi intende da un lato mostrare la valenza teologica del magistero di Papa Francesco sul matrimonio in continuità con il magistero precedente, e insieme il coraggio creativo di questo suo magistero nel guardare al caso particolare e invitare sia i pastori che gli altri fedele a un discernimento pastorale e personale che superi una comprensione, una interpretazione e una applicazione della legge (il can. 915 in specie) solo astratta e in senso oggettivo e integri nella dottrina canonica sacramentaria l’apertura in senso soggettivo dell’esortazione. Detto in altre parole: la tesi intende indagare su come è possibile riconciliare il foro esterno della dottrina canonica sacramentaria con il foro interno del discernimento del caso particolare indicato nell’esortazione. Per raggiungere tale scopo, la tesi parte con una riflessione storica e attuale sull’istituto antico dell’aequitas canonica, in quanto è quella “giustizia del caso particolare”, e le sue funzioni nell’ordinamento canonico per riguadagnare, a favore della legge e dei fedeli, il contatto vitale del diritto della Chiesa con la vita dei fedeli; in quanto è quest’ultima l’ambiente vitale in cui questo diritto è nato e ha preso le sue forme plurisecolari.
