Facoltà Teologica del Triveneto: Progetto THESIS Fttr

Tipologia Tesi: Baccalaureato in Teologia

  • Bioetica dei farmaci

    Alcune provocazioni alla teologia morale emerse durante la pandemia del Covid-19

    La tesi qui sostenuta riguarda l’immoralità o moralità dell’impiego del farmaco.
    Dopo una breve descrizione del suo percorso storico, vengono evidenziati gli aspetti Positivi-Morali e Negativi-Immorali nel suo impiego terapeutico, in particolare quando esso diventa prodotto a livello industriale, coinvolgendo capitali e risorse che richiedono una gestione moralmente efficace. Mentre da un lato si assiste alla cura di un numero sempre maggiore di persone, dall’altra si parla di business e guadagni illeciti. Molte case farmaceutiche, attraverso i mezzi di comunicazione e propaganda, orientano il pubblico verso scelte forzate, trasformando così le persone sane in potenziali malati (la cosiddetta «Industria della salute»). L’uso del farmaco, essendo al servizio dell’uomo, deve seguire principi bioetici – come dice il Magistero – che devono essere al servizio dell’uomo e soprattutto dei più deboli e svantaggiati.
    In un secondo tempo vengono presentati quei farmaci che evidenziano il contrasto tra bioetica laica e cattolica. Mentre la bioetica laica si fonda sulla qualità e la libertà dell’individuo, la cattolica ha come principio fondamentale la sacralità della vita nuova dal concepimento alla morte naturale. In base a questa differenza di principi si può capire come il farmaco gender (triptorelina), l’uso della RU486, dichiaratamente abortiva, così come la cosiddetta «Pillola del giorno dopo», non possono essere accettate dalla bioetica cattolica. Il Magistero si esprime sulla illiceità sia per un cambio di sesso, sia per l’uso della RU486, sia per la «Pillola del giorno dopo» considerata potenzialmente abortiva.
    Nuovi problemi bioetici pongono interrogativi morali emersi durante la pandemia COVID-19, che dal gennaio 2020 ha investito tutto il mondo trovandolo impreparato ad affrontare una sfida globale e sociale. In Italia sono emerse lacune del nostro servizio sanitario di prevenzione, che poteva essere sufficiente in una normale amministrazione, ma che è stato dichiaratamente carente durante l’emergenza pandemica. Di conseguenza i medici sono stati costretti a scelte radicali che hanno messo in discussione i principi etici morali. Per operare rettamente in campo sanitario, come dice il Magistero, non devono prevalere l’interesse e il potere in campo sanitario. Si è dimostrato che nessuna istituzione può da sola sostituire il cuore umano quando si tratta di farsi incontro alla sofferenza dell’altro.
    In questo contesto Gesù Cristo, fin dalla letteratura patristica, è stato considerato il medico per eccellenza, egli guarisce entrando nell’umanità facendosi prossimo dell’uomo, assumendo le sue sofferenze. La guarigione, che dà Cristo, va oltre il male fisico e guarisce l’uomo nella sua integrità fisica e spirituale.



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