L’attualità di E. Mounier dentro le nuove sfide etiche
Le filosofie della persona si sono affermate durante la grande crisi sociale e culturale avvenuta tra le due guerre mondiali e nei primi anni del secondo dopoguerra. Una crisi morale e spirituale, che derivava dalla negazione della persona e della sua coscienza e dalla conseguente scia di di guerre fratricide senza senso e stermini di […]
Le filosofie della persona si sono affermate durante la grande crisi sociale e culturale avvenuta tra le due guerre mondiali e nei primi anni del secondo dopoguerra.
Una crisi morale e spirituale, che derivava dalla negazione della persona e della sua coscienza e dalla conseguente scia di di guerre fratricide senza senso e stermini di massa. Erano, quindi, un ineludibile tentativo di risposta a una crisi che aveva superato ogni più pessimistica visione del mondo. Ciò che lo colpiva maggiormente era che le due guerre mondiali si erano combattute tra cristiani, tra battezzati. Diretto testimone di tutto questo e nel continuo sforzo di interpretare le situazione e gli avvenimenti nella loro complessità, pensa che, inevitabilmente, occorra ripartire dalla centralità della persona umana, intesa come valore assoluto, persona non più come concetto astratto ma come realtà concreta, vivente, pilastro fondamentale della società.
Il valore della persona che non si basa sul colore della pelle, sulla lingua, sulla provenienza geografica, culturale o religiosa, sulla età, sulla capacità produttiva o di consumo, sulla possibilità di essere usato come una “macchina da guerra”, ma come valore intrinseco a qualsiasi essere umano. L’uomo non è uno strumento, è il fine.
