Lo זִכָּרוֹן, l’opera di Dio : dai riti veterotestamentari alla Cena del Signore
Dai riti veterotestamentari alla Cena del Signore
Nella luce dell’«oeconomia revelationis» di gesti e parole intrinsecamente tra loro connessi – affermata nel numero 2 della costituzione dogmatica «Dei Verbum» del Concilio Vaticano II – l’elaborato intende studiare lo Zikkarôn a partire da due prospettive comunicanti tra loro che ricevono fondamento dalla comprensione teologica della conciliazione tra Ontologia e Storia di cui un saggio introduttivo offre un inquadramento di metodo attingendo dal confronto con alcuni saggi di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI.
Viene presa in esame la pericope di Es 12 con approccio esegetico e poi etimologico-semantico; ci si occupa d’indagare l’evento esodico e da questo il verbo pasah da cui deriva il sostantivo pesah di cui si cercano i significati attraverso un’osservazione sui suoi usi nelle Scritture.
A partire da Es 12,14 segue una trattazione puntuale atta a far emergere il significato di questo termine liturgico specifico della Rivelazione biblica.
Innanzitutto si tratta di riconoscerne la dinamica passando attraverso il verbo zakar. Un’indagine sul Testo Masoretico e la «presenza theologica» che vi emerge in accostamento al sostantivo zeker si accompagna all’osservazione linguistica del frangente storico della mediazione culturale tra il popolo eletto e la civiltà greco-ellenistica, considerando Zikkarôn in rapporto ai verbi μνημονεύω e μιμνῄσκομαι della Bibbia dei LXX.
Di qui un rapido accenno all’aggancio verificatosi nell’innesto istituito tra il giorno Zikkarôn e lo Zikkarôn istituito da Gesù Cristo nella Cena conduce a considerare il passaggio semantico tra μνημόσυνον veterotestamentario e ἀνάμνησις del Crocifisso Risorto.
Soffermandosi infine sul peso dello Zikkarôn nel darsi qualitativo della realtà chiude l’elaborato un saggio di Romano Guardini incentrato su come lo Zikkarôn e l’ἀνάμνησις si diano in relazione al nostro «adesso», l’hic et nunc dei singoli credenti e della comunità.
