L’obbedienza, virtù nella Chiesa
alcune riflessioni alla luce dell’esperienza di Charles de Foucauld, Madeleine Delbrêl e don Lorenzo Milani
Questo elaborato intende approfondire il tema dell’obbedienza nella Chiesa, e riproporla come una virtù fondamentale della vita cristiana, riabilitandola del suo significato autentico.
L’obbedienza gode, infatti, di una cattiva fama: nel contesto sociale e culturale odierno, in cui vengono esaltati come non mai i valori dell’indipendenza e della libertà, la virtù dell’obbedienza ha perso di credito, anche negli ambienti cristiani. È indice di soggezione, passività, dipendenza e, quindi, limitazione fondamentale della libertà, dell’autenticità, dello sviluppo della personalità e della responsabilità. Il primo capitolo si sofferma ad analizzare le motivazioni che hanno portato l’obbedienza a tale cattiva fama, per poi recuperare il significato autentico dell’obbedienza a partire dall’etimologia latina ob-audio, «do ascolto», e greca εύπεθέια nella variante «mi fido», «mi affido».
Se il primo capitolo approccia l’argomento da un punto di vista puramente umano, il secondo capitolo affronta il tema dell’obbedienza da una prospettiva propriamente cristiana. Ricerca a partire dall’apporto della S. Scrittura, in particolare il libro degli Atti degli apostoli, alcune motivazioni a supporto del legame tra l’obbedienza a Dio e l’obbedienza all’autorità ecclesiale; per poi riflettere sul passaggio che c’è stato nello spirito e nella forma dell’obbedienza tra il Vaticano I e il Vaticano II, e collocare autorità ed obbedienza nel giusto rapporto.
Infine, il terzo capitolo presenta l’esperienza spirituale di tre figure della contemporaneità che si sono confrontate con il tema dell’obbedienza nella Chiesa e che l’hanno vissuta autenticamente, fino in fondo: Charles de Foucauld, Madeleine Delbrêl e don Lorenzo Milani.
