Facoltà Teologica del Triveneto: Progetto THESIS Fttr

Tipologia Tesi: Baccalaureato in Teologia

  • “Orazion picciola”

    La colpa dell’Ulisse dantesco e la differenza di una conoscenza nella fede

    L’elaborato prende le mosse dal canto XXVI dell’Inferno di Dante Alighieri; dopo aver contestualizzato il canto all’interno della relativa cantica e della Divina Commedia, si presenteranno le interpretazioni classiche che la critica dantesca ha sempre proposto per giustificare la collocazione di Ulisse all’inferno, in particolare nella bolgia dei “consiglieri fraudolenti”. Successivamente si passerà a illustrare la nuova e originale interpretazione che invece ne ha fatto il filosofo contemporaneo Massimo Cacciari, il quale rigetta le interpretazioni finora avanzate, in quante anacronistiche, poiché leggono la colpa di Ulisse da un punto di vista cristiano, mentre il personaggio in questione era greco, quindi pagano. La proposta critica di Cacciari vede invece nella mistificazione del concetto aristotelico di conoscenza e ricerca scientifica come il motivo più plausibile e coerente con la linea di pensiero di Dante per giustificare la presenza di Ulisse all’inferno. L’inedita interpretazione che Cacciari fa, avvalendosi di citazioni dei Padri della Chiesa e di agganci più o meno espliciti ad alcuni argomenti di teologia, ha permesso di toccare e approfondire alcune tematiche, concernenti soprattutto alcuni importanti ambiti dell’antropologia teologica, contestualizzate all’interno del discorso di Cacciari: la grazia divina, la creazione, il peccato, la giustificazione. Questo ha permesso poi, agganciandosi anche alla filosofia, di sviluppare una riflessione sul tema della conoscenza umana, in particolare rifacendosi al pensiero di Aristotele, dato che Cacciari lo cita di frequente, per sostenere la sua tesi. Aristotele infatti, e con lui Dante, non disgiungeva la ricerca del sapere dall’etica, in quanto qualunque branca del sapere umano è sì portato avanti con la ragione, ma dev’essere al contempo sempre sottoposto ai dettami della filosofia morale. La colpa di Ulisse, secondo Cacciari, sembra proprio essere stata quella di dimenticarsi di questo dettame aristotelico. Da qui il discorso si allarga, per poi avviarsi alla conclusione, toccando il delicato rapporto tra fede e ragione, viste come vie complementari e non antitetiche che l’uomo è chiamato a percorrere, per acquisire conoscenze relative sia alla realtà terrena che a quella soprannaturale.



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