Facoltà Teologica del Triveneto: Progetto THESIS Fttr

Tipologia Tesi: Licenza in Scienze Religiose

  • Veritas Ipsa

    Ricerca del reale e fuga dallo scetticismo nel pensiero di David Hume

    Acuito dagli sviluppi del pensiero filosofico e culminato nell’opera dei “maestri del sospetto” si è venuto a creare negli ultimi secoli un “cortocircuito” del pensiero: la consapevolezza, cioè, di non essere in grado di raggiungere una verità univoca e valida per tutti gli uomini a livello universale (con notevoli difficoltà nel raggiungerla persino laddove, nel caso concreto, si dovrebbero riscontrare congruenze culturali).
    In particolare, con la riscoperta e diffusione dei testi pirroniani, in primis di Sesto Empirico, si è aperta a partire dal Cinquecento una frattura apparentemente insanabile, affrontata nel corso degli ultimi quattro secoli da diversi pensatori coi metodi e gli intenti più disparati.
    Sin da subito alcuni autori tentarono di servirsi dell’argomentazione scettica al fine di ridimensionare le pretese conoscitive e razionali avanzate dal nascente metodo scientifico, cercando di dimostrare l’insufficienza dei mezzi umani al raggiungimento delle verità del mondo, e rimandando alla fede come unica fonte di certezza accessibile all’uomo, perseguendo così un intento in senso lato fideista.
    Tuttavia tali intenti, per quanto nobili e comprensibili, poggiano su una premessa di per sé indimostrabile a occhi scettici, e in quanto tale destinata a essere travolta dall’argomentazione scettica non meno delle altre, ovverosia che la rivelazione divina è cosa altra rispetto a quelle del mondo, ed esula dall’insufficienza dei nostri mezzi sensibili e razionali, tesi questa di facile accettazione per il credente, che potrebbe esserne dunque acquietato, ma niente affatto soddisfacente per una ragione che vuole indagare il mondo scevra di premesse e preconcetti indimostrabili razionalmente.
    In questi frangenti l’approccio fideistico si rivela rapidamente disarmato di fronte alla forza travolgente dello scetticismo.
    Altri tentativi di superamento della crisi scettica vennero fatti affidandosi, ad esempio, alla fiducia nell’istinto naturale e alle facoltà interiori dell’uomo, tentativo tuttavia inficiato alla radice dalla “enorme varietà di opinioni contrastanti su quasi tutte le questioni”.
    Tuttavia nessuno di questi sforzi riuscì a cogliere la reale, spaventosa portata della crisi scettica, impossibile da affrontare con mezzi che fondavano le proprie premesse su quegli stessi sistemi che da essa venivano travolti; se ne vedrà infine il totale e terribile esito con l’ipotesi del demone cartesiano.
    Di fronte alla portata del dubbio iperbolico cartesiano, che non lascia più spazio alla fiducia in alcunché, né nei nostri sensi o nella nostra capacità di giudizio, né nella rivelazione divina, il pensatore odierno si ritrova in un vicolo cieco in cui l’unica e ultima delle certezze rimaste è quella dell’esistenza di un unico soggetto, il sé, che non si sa da dove osservi, come osservi, e cosa osservi, e neppure se realmente vi sia un “dove” da cui osservare e un “cosa” da osservare, eppure esiste come “percettore”, unica certezza indubitabile nell’ormai sistematico crollo della credibilità delle percezioni che ha caratterizzato la storia della filosofia.
    L’aumento della conoscenza e della profondità della riflessione hanno in ultima analisi portato, là dove un tempo vi erano ingenuità, semplicità e certezza, dura consapevolezza, complessità e dubbio.
    Consci della vastità del dubbio, della molteplicità delle opinioni, dell’inarrivabilità del reale come si può ancora vivere una vita quieta?
    Come si può ancora dare un qualche credito o valore alla quotidianità e alle cose immanenti, ormai non più ammantate della garanzia dell’essere, non più necessariamente facenti parte dell’ambito del reale?
    Una volta persa la pacifica ignoranza circa la propria misera condizione, la mente umana non può dimenticare quanto ormai è un’ineluttabile evidenza, la nativa innocenza è oramai irrimediabilmente perduta, in maniera non dissimile dal modo in cui un uomo alfabetizzato è impossibilitato a disimparare l’arte della lettura, per quanto egli possa perseguire tale obiettivo.
    Tra gli autori che hanno sondato tali estreme conseguenze della demolizione delle certezze uno in particolare l’ha condotta nella maniera più radicale, formulando tuttavia una precisa e necessaria via di pacificazione tra l’uomo “infettato” di scetticismo e il Mondo, sottraendolo infine, almeno in parte, alla irresistibile brama di incontrare la verità e liberandolo dallo sconforto di non poter più credere concretamente nella realtà che sperimenta: David Hume.



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