Vita e senso del limite
Voci e riflessioni sul dibattito bioetico in ambito neonatale
Ho iniziato il mio percorso cercando di inquadrare l’evoluzione che la cura della persona ha assunto all’interno della storia dell’umanità e della religione, prima ebraica e poi cristiana. Essa fonda il suo progresso sulla consapevolezza sempre maggiore che l’uomo ha assunto a riguardo della propria vulnerabilità. In tal senso la nostra mortalità è diventata il metro di giudizio di un’etica che sia capace di comprendere la sofferenza dell’uomo, e che riesca a porla in una relazione di significato con la vita stessa.
Nell’analisi dell’evoluzione del pensiero bioetico per quanto concerne la cura delle pratiche neonatali ho cercato di esporre un quadro che fosse il più possibile ampio – e privo di ogni prospettiva giudicante – di quello che è il panorama etico odierno nelle complesse situazioni che giornalmente i clinici devono affrontare.
Ma il mio lavoro non sarebbe stato davvero completo se non avessi inserito anche la riflessione magisteriale, al fine di ricordare come, in ogni caso, è la vita il centro del dibattito bioetico, con le sue individualità e peculiarità, con le sue sofferenze e debolezze, ma in ogni caso vita, ancorata al mistero di Dio. Questa precisazione è fondamentale per non perdere di vista il fatto che il dibattito non può interrompersi sul piano teorico, ma deve entrare nel vissuto, impedendoci facili scappatoie morali, mostrandoci la realtà del mondo per come l’uomo la interpreta e la sperimenta.
